Cos’è un prodotto digitale?

Negli ultimi 16 anni ho seguito decine di prodotti digitali dalla loro ideazione fino al rilascio e al successivo miglioramento. Ho fatto tanta esperienza sia nella grande azienda in cui lavoro ancora oggi, sia come consulente e organizzatore di eventi.

Ho davvero tante cose da raccontare e molta voglia di farmi conoscere, il 2023 sarà quindi l’anno in cui descriverò il mio lavoro di responsabile del prodotto digitale in maniera un po’ diversa rispetto ai tanti articoli e ai corsi disponibili sul web su come diventare un Digital Product Manager. Io infatti mi vedo più come un muratore digitale e per questo vi parlerò dei mattoni, delle fondamenta e dei principi per creare un buon prodotto digitale per qualsiasi genere di necessità. Tutti i progetti che ho seguito come app, siti, o gestionali interni, hanno sempre avuto l’obiettivo di comunicare, vendere o erogare servizi coprendo le esigenze di qualsiasi genere di azienda.

Col tempo ho elaborato un approccio basato sulla la mia formazione umanistica e la mia laurea in Filosofia. Ho scelto il ruolo di Digital Product Manager perché mette insieme una visione globale e strategica, l’attenzione al dettaglio, la necessità di semplificare concetti complessi comunicandoli efficacemente con infine l’obbligo di imparare continuamente cose nuove.
Fatta questa premessa iniziamo dalle basi:

cos’è un prodotto digitale?

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La dieta informativa dei campioni

La salute mentale è fondamentale per vivere una vita serena, felice e produttiva. Dopo il Covid la “qualità di vita” è diventata oggetto di grandi discussioni e movimenti socio-economici come la Yolo economy e la great resignation.

Nella vita reale però non sempre si è così fortunati da poter mollare tutto per vivere delle proprie passioni. La quotidianità della gente normale è fatta di bollette, affitti, mutui e lavori che seppur frustranti, devono essere fatti per avere un’esistenza dignitosa. Questo però non significa riunciare al desiderio di miglioramento e cambiamento.

Lavorare su se stessi è molto difficile, quindi per iniziare bisogna partire da quello che ci circonda creando una bolla informativa sana, ricca e stimolante. Essere immersi in un mare di contenuti sterili condivisi da persone negative o povere di spirito impoverisce la nostra anima drenando la qualità dei nostri pensieri.

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Il problema del numero civico nelle app di navigazione

Quando progetto app e siti per la navigazione, cerco sempre di fare in modo che le ricerche degli utenti siano sempre veloci, efficienti e corrette.

Per esperienza, anche come utente finale, la ricerca dell’indirizzo è un momento molto critico nell’utilizzo di queste app per due motivi:

1) Errori di digitazione causati dai nomi delle strade che in alcune situazioni sono anche in lingue sconosciute. In Italia tra l’altro abbiamo l’ulteriore complessità legata alle variazioni dei nomi delle vie (viali, vicoli, corsi etc) e delle piazze (piazzale, largo etc).
2) L’inserimento del numero civico utilizzando la funzionalità del completamento automatico/suggerimenti

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Migliorare i comportamenti dei passeggeri del trasporto pubblico con la nudge theory

Nell’interessante articolo The Amazing Psychology of Japanese Train Stations si parla delle tecniche adottate dalla West Japan Railways per limitare i comportamenti scorretti dei passeggeri e per diminuire i suicidi utilizzando la nudge theory di Richard Thaler.

La famosa campagna che trasformava le scale in pianoforte.

Con 13 miliardi di viaggi all’anno il sistema ferroviario giapponese è famoso sia per la puntualità dei suoi treni, sia per l’affollamento e la frenesia delle sue stazioni. Come tutti sanno, o dovrebbero sapere, non sempre la puntualità del trasporto pubblico dipende solamente dalle infrastrutture, i mezzi o la pianificazione. Molto spesso infatti il comportamento dei passeggeri e degli altri attori della mobilità urbana influenzano l’efficienza del trasporto pubblico in maniera molto rilevante e forse troppo poco conosciuta.

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I 10 principi per la mobilità condivisa e la vivibilità delle città

Durante i miei approfondimenti sul tema della mobilità condivisa ho trovato questi dieci principi che ho deciso di tradurre perché trovo si tratti di una sintesi interessante e un fonte di ispirazione per tutti coloro i quali lavorano nel settore del trasporto e dell’urbanistica.

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Google monetizzerà le auto autonome come sta già facendo col web

Google ha iniziato a lavorare sulle auto autonome nel 2009 e nel 2016 ha creato un’azienda indipendente chiamata Waymo. Ad oggi Google è anche la prima compagnia ad aver messo in strada mezzi con livello di autonomia 4 ed anche l’unica a dire di aver percorso 3,5 milioni di “chilometri autonomi” in strade pubbliche.

Nel mercato deila guida autonoma Google ha molti competitors come Bosch, Nvidia, Apple, Tesla e Navya che ha addirittura appena aperto gli ordini per il suo self-driving bus “Autonom Cab“. E’ bene ricordare anche che molti altri produttori di auto tradizionali come Ford, GM, Toyota, Honda e Daimler stanno lavorando sulle sulle auto autonome che sono viste come l’unico futuro possibile per il loro business. La gara per la guida autonoma quindi è molto accesa, ma per me Google la dominerà come sta dominando Internet, ma per capirlo meglio guardate prima cosa ha fatto Google per il web.

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